Vita da Fotoreporter

Marcello Geppetti e i diritti dei fotografi

Il ruolo di Marcello Geppetti nelle lotte per il riconoscimento dei diritti dei fotografi

Marcello Geppetti e i diritti dei fotografi

Mezzo secolo di battaglie per la categoria

Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, i fotografi avevano fatto qualche passo in avanti nell’istituzionalizzare la propria figura, ma di volta in volta un ostacolo si opponeva al riconoscimento di tale diritto.

A dire il vero, le prime azioni per unire la categoria fotografi risalgono al 1910 ad opera di Adolfo Porry Pastorel, che riuscì a costituire l’Associazione Giornalisti Fotografi inserita a pieno titolo nell’Associazione Stampa; e il primo ostacolo arrivò nel 1926 quando le leggi fasciste limitarono la stampa e tra le modifiche fatte allo Statuto venne inclusa anche la soppressione dello status di redattore fotografo.

Soltanto, quindi, nel dopoguerra riemerse il dibattito legato alla classificazione della figura del fotografo. In un primo momento, la strada sembrava spianata per un naturale riconoscimento, ma la proposta di inserire il giornalista fotografo all’interno dell’Albo professionale dei giornalisti fu declinata con perentorietà dalla Commissione Unica dell’Albo stesso.

Il percorso verso il giusto riconoscimento professionale si complicò ulteriormente quando nel 1963 fu istituito l’Ordine dei Giornalisti, il nuovo organo che, di fatto, ignorava completamente il “fotografo”. Perché i fotoreporter vengano identificati come giornalisti bisogna aspettare il 1977. Solo dopo lunghi anni di dibattiti, tavole rotonde, lotte politiche, l’AIRF, Associazione Italiana Reporter Fotografi, riesce ad ottenere il consenso di accesso all’Ordine dei Giornalisti.

Geppetti e l’AIRF contro i pregiudizi verso la categoria

L’AIRF era nata il 9 ottobre 1966 sull’iniziativa di alcuni fotografi romantici, tra cui Marcello Geppetti, che ne fu per diversi anni tesoriere e protagonista nelle lotte di categoria. L’Associazione era sorta con l’intento di dare dignità ad una figura, quella del fotoreporter, sottostimata, alla quale venivano negati diritti e ruoli professionali.

Remore intellettualistiche, educazione letteraria, snobismo, creazione di assurdi miti, concetti arcaici della fotografia, portano il giornalismo fotografico in un vicolo buio”, scriveva scoraggiato nel 1969 lo storico della fotografia Wladimiro Settimelli.

All’interno dell’AIRF si era diffusa, infatti, la convinzione che fossero gli stessi giornalisti a remare contro ai fotoreporter. Geppetti riteneva che sulla figura del fotografo pesasse come un macigno l’etichetta di “paparazzo”, quello stereotipo di personalità invadente rappresentato in La Dolce Vita di Federico Fellini. Dichiarò anni dopo: “Siamo professionisti, non corvi”, proprio nell’occasione della pubblicazione di alcune foto di Fellini agonizzante in ospedale, Geppetti ci tenne a distinguere i grandi fotoreporter dai corvi, o meglio quelle persone disposte a scavalcare qualsiasi ostacolo morale o etico per uno scatto fruttuoso.

Questo essere professionisti era legato anche ad una certa concezione della fotografia che chiedeva legittimamente di essere avvicinata alla funzione informativa del giornale. È per questa ragione che Ferdinando Scianna, fotoreporter dell’Europeo, ripeteva in quegli anni da un lato l’inutilità di costituire un ordine a sé stante e dall’altro la necessità di entrare in quello dei giornalisti: il fotoreporter è un giornalista, al suo lavoro deve essere riconosciuta questa funzione.

La svolta del 1976: finalmente arriva il giusto riconoscimento

La situazione iniziò veramente a cambiare nel 1974 quando finalmente fu allargato dall’Ordine il concetto di informazione. Era quello per cui Geppetti e l’AIRF si stavano battendo da anni: l’informazione doveva essere riconosciuta non più soltanto come scritta ma anche grafica, fotografica, videografica.

Da quel momento in poi non ci furono più ostacoli. A fine aprile del ’76 il ministro di Grazia e Giustizia previde una ristrutturazione dell’Ordine dei Giornalisti. Dopo queste disposizioni, il 30 giugno 1976 il Consiglio dei ministri, presieduto da Aldo Moro, approvò un decreto che apriva le porte ai fotografi nell’Ordine dei Giornalisti.

Ancora una volta qualcuno decise di contrapporsi: fu la Federazione Italiana degli Editori Giornalistici a presentare ricorso al Tar, che, però respinse l’istanza. Un’ulteriore vittoria si legge all’interno delle dichiarazioni dell’Ordine dei Giornalisti, in cui si confessa un certo ritardo nella legittimazione della figura del fotoreporter, aggiungendo alcune parole sull’importanza del giornalismo per immagini.

12 Aprile 2021

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